"Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo» che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse. Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso. Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi. Perché non ho un corista vaticano di fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti. Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre. Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa. Perché considero ovvio rilasciare fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale. Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito «ma le serve la ricevuta?» che non è che serva a me, serve alla legge. Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco. Perché non ho mai avuto capitali all'estero. Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono. Io - insieme a qualche altro milione di italiani - sono l'incarnazione di un'anomalia. Rappresento l'inspiegabile. Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato".
Michele Serra - La Repubblica
lunedì 8 marzo 2010
martedì 16 febbraio 2010
V
So che non posso in nessun modo convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi interessa. Io sono io. Mi chiamo Valerie. Non credo che vivrò ancora a lungo e volevo raccontare a qualcuno la mia vita. Questa è l'unica autobiografia che scriverò e, Dio, mi tocca scriverla sulla carta igienica.
Sono nata a Nottingham nel 1985. Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia.
Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che "Dio è nella pioggia".
Superai l'esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza: si chiamava Sarah. Furono i suoi polsi erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sarah fu così, per me no.
Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell'anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Christy che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava. Mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente, ma io avevo detto solo la verità, ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l'unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio all'interno di quel centimetro siamo liberi.
Avevo sempre saputo cosa fare nella vita, e nel 2015 recitai nel mio primo film: "Le pianure di sale". Fu il ruolo più importante della mia vita, non per la mia carriera ma perché fu lì che incontrai Ruth. La prima volta che ci baciammo, capii che non avrei mai più voluto baciare altre labbra al di fuori delle sue.
Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra. Lei coltivava le Scarlett Carson per me nel vaso sulla finestra e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita.
Ma la guerra in America divorò quasi tutto e alla fine arrivò a Londra.
A quel punto non ci furono più rose per nessuno.
Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. Parole poco comuni come fiancheggiatore e risanamento divennero spaventose mentre cose come Fuoco Norreno e gli articoli della fedeltà divennero potenti. Ricordo come diverso diventò pericoloso. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto.
Presero Ruth mentre faceva la spesa. Non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me.
Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno.
Morirò qui, tutto di me finirà, tutto, tranne quell'ultimo centimetro; un centimetro è piccolo, ed è fragile, ma è l'unica cosa al mondo che valga la pena di avere.
Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino. Spero che chiunque tu sia, almeno tu, possa fuggire da questo posto; spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che, anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò, e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai; io ti amo, dal più profondo del cuore. Io ti amo.
Valerie.
Sono nata a Nottingham nel 1985. Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia.
Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che "Dio è nella pioggia".
Superai l'esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza: si chiamava Sarah. Furono i suoi polsi erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sarah fu così, per me no.
Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell'anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Christy che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava. Mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente, ma io avevo detto solo la verità, ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l'unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio all'interno di quel centimetro siamo liberi.
Avevo sempre saputo cosa fare nella vita, e nel 2015 recitai nel mio primo film: "Le pianure di sale". Fu il ruolo più importante della mia vita, non per la mia carriera ma perché fu lì che incontrai Ruth. La prima volta che ci baciammo, capii che non avrei mai più voluto baciare altre labbra al di fuori delle sue.
Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra. Lei coltivava le Scarlett Carson per me nel vaso sulla finestra e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita.
Ma la guerra in America divorò quasi tutto e alla fine arrivò a Londra.
A quel punto non ci furono più rose per nessuno.
Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. Parole poco comuni come fiancheggiatore e risanamento divennero spaventose mentre cose come Fuoco Norreno e gli articoli della fedeltà divennero potenti. Ricordo come diverso diventò pericoloso. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto.
Presero Ruth mentre faceva la spesa. Non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me.
Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno.
Morirò qui, tutto di me finirà, tutto, tranne quell'ultimo centimetro; un centimetro è piccolo, ed è fragile, ma è l'unica cosa al mondo che valga la pena di avere.
Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino. Spero che chiunque tu sia, almeno tu, possa fuggire da questo posto; spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che, anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò, e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai; io ti amo, dal più profondo del cuore. Io ti amo.
Valerie.
martedì 26 gennaio 2010
giovedì 21 gennaio 2010
martedì 19 gennaio 2010
lunedì 4 gennaio 2010
venerdì 18 dicembre 2009
lunedì 14 dicembre 2009
E' sulla bocca di tutti
Qualcuno ha d(u)omato silviob. Chi pensava, come la maggior parte dei piddiellini, fosse impossibile, ieri è stato smentito (beh, silvio è noto per le smentite!). A mia memoria, nei paesi democratici non accade (non leggete questa frase con malizia, vi prego).
Ciò che sconvolge è il porgere alla platea il corpo ferito, l'affronto subito, il colpo ricevuto. Dalle immagini silviob, per un attimo, è stato umano, come tutti; ha accusato il dolore e ha perso l'orientamento. Poi, si è issato oltre quella scorta che lo nascondeva, mostrandosi, disvelandosi, offrendosi. E' questa spettacolarizzazione che ha creato il suo mito e che continua a perpetuarlo. Ormai, negli anni, ha deflesso lo sguardo ed il pensiero dell'italiano portandolo a divenire uno spettatore continuo, vorace di ogni accadimento, desideroso del colpo di scena. Il volto sanguinante del Premier diventa così non l'attacco insensato al potere, la negazione della democrazia, la barbarie dell'oggi ma il simbolo dell'odio (da un lato) e dell'inevitabile (dall'altro) visti come l'ingrediente del film.
Ciò che sconvolge è il porgere alla platea il corpo ferito, l'affronto subito, il colpo ricevuto. Dalle immagini silviob, per un attimo, è stato umano, come tutti; ha accusato il dolore e ha perso l'orientamento. Poi, si è issato oltre quella scorta che lo nascondeva, mostrandosi, disvelandosi, offrendosi. E' questa spettacolarizzazione che ha creato il suo mito e che continua a perpetuarlo. Ormai, negli anni, ha deflesso lo sguardo ed il pensiero dell'italiano portandolo a divenire uno spettatore continuo, vorace di ogni accadimento, desideroso del colpo di scena. Il volto sanguinante del Premier diventa così non l'attacco insensato al potere, la negazione della democrazia, la barbarie dell'oggi ma il simbolo dell'odio (da un lato) e dell'inevitabile (dall'altro) visti come l'ingrediente del film.
mercoledì 9 dicembre 2009
domenica 29 novembre 2009
EndiCalculeitor
Oggi è il mio 135° complemese!!! Almeno, se ricordo bene, dovrebbe esserlo. Ad ogni modo, quando si hanno di questi dubbi, basta contattare l'EndiCalculeitor... chiamando il numero a pagamento xxx xxxxxxx una (mica tanto) simpatica voce accentata napoletanamente vi calcolerà nel giro di tre secondi la vostrà età in mesi. Provato e ... funziona!!!!
venerdì 27 novembre 2009
Domanda esistenziale
giovedì 26 novembre 2009
mercoledì 25 novembre 2009
domenica 22 novembre 2009
venerdì 13 novembre 2009
Per tutti, prima o poi, ci sono dei giorni, dei momenti, in cui si cresce. In quegli istanti, capisci di star oltrepassando una soglia, di esser sul punto di entrare in una nuova fase della vita.
Questo passaggio avviene quando un riferimento è portato via dal vento. Diventare grandi significa prendere gli insegnamenti e cominciare a metterli in pratica.
Ma è colui che ci ha insegnato ad indirizzarci, secondo le conoscenze che ci ha trasmesso.
La grandezza di una persona si valuta non tanto in base a ciò che ha fatto, ma a quanto si lascia alle spalle. I ricordi, gli ammonimenti, i sorrisi, le carezze, le frasi pronunciate e quelle regalate al silenzio, le lacrime, le telefonate, i pensieri…
Tutto ciò è quello che resta ed ognuno di noi ne conserva una parte.
Inutile girarci intorno. Il nostro riferimento era Rosa, Nonna Rosa.
In famiglia era il perno, il punto focale, la risorsa nel momento del bisogno. Tutto – TUTTO – passava da lei ed ogni primo passo era il suo.
Qui, in chiesa, era un piccolo riferimento. Per anni ha occupato sempre lo stesso posto, lì in fondo. Le bastava guardare la sua Madonnina.
Anche in spiaggia, la sua adorata Serapo dove ogni anno tornava, era di riferimento. Vi strapperò un sorriso, forse, dicendovi che io non so quale sia il mio ombrellone; lei era lì, e la mia sdraio era quella dove c’era nonna.
Riferimento. Riferimento. Come ricorre questa parola. E’ quella che meglio sintetizza, anzi, che meglio cristallizza, Rosa. Chi l’ha conosciuta sa che sto dicendo la verità.
Aveva due qualità eccezionali. Sapeva ascoltare e sapeva provar compassione.
Poteva star ore a guardarti negli occhi per sentire il tuo sfogo, il tuo problema, la tua gioia; sempre con la porta aperta, cercando di capirti, usando la giusta parola nel giusto momento. C’era sempre. Per chi poteva vederla tutti i giorni e per chi era lontano. Non poteva essere la distanza a fermarla, questo proprio no. Sarebbe stato banale dopo aver detto addio a Salvatore, dopo essere arrivata dall’altra parte del mondo, dopo aver cresciuto Maria, Alessandranna e Rita, dopo aver preso in braccio Emanuele, Alessandro, Cecilia, Sara e Davide, dopo aver sostenuto Antonio, Mino ed Antonio.
Ascoltava, nonna, e cercava di capire.
Spesso non poteva aiutare, non poteva con le sue sole forze, risolvere le situazioni. Da qui, dalla presa di coscienza dell’essere umana, l’altra sua immensa qualità.
Sapeva compatire.
Ma nel senso vero del termine. Spesso, infatti, si travisa il significato di questa parola. Compatire significa “patire insieme”, significa caricarsi in due dello stesso dolore, così da alleviare il fardello di uno solo.
Soffriva offrendo la sua mano, la sua spalla, a tutti ed in modo totale.
In questo era inarrivabile e riusciva davvero nel suo intento di spostare il peso delle preoccupazioni. Inconsciamente pensavi: “C’è nonna… c’è mamma… sono a posto”.
Inutile aggiungere altro. Ognuno ha il proprio ricordo, conserva in cuor suo una piccola Rosa. Una mamma, una nonna, una sorella, una zia, un’amica, un fiore.
Salutaci Ninù.
martedì 10 novembre 2009
Notte fonda
Senza luna
E un silenzio che mi consuma
Il tempo passa in fretta
E tutto se ne va...
Preda degli eventi e dell'età
Ma questa paura per te non passa mai
Angelo, prenditi cura di lei
Lei non sa vedere al di là di quello che da
E l'ingenuità parte di lei...
Che parte di me
Cosa resta
Del dolore
E di preghiere, se Dio non vuole?
Parole vane al vento
Ti accorgi in un momento:
Siamo soli... questa la realtà?
Ed una paura che... non passa mai
Angelo, prenditi cura di lei
Lei non sa vedere al di là di quello che da
E tutto il dolore
Che grida dal mondo
Diventa un rumore
Che scava, profondo...
Nel silenzio di una lacrima
Lei non sa vedere al di là di quello che da
E l'ingenuità parte di lei...
Che parte di me
Senza luna
E un silenzio che mi consuma
Il tempo passa in fretta
E tutto se ne va...
Preda degli eventi e dell'età
Ma questa paura per te non passa mai
Angelo, prenditi cura di lei
Lei non sa vedere al di là di quello che da
E l'ingenuità parte di lei...
Che parte di me
Cosa resta
Del dolore
E di preghiere, se Dio non vuole?
Parole vane al vento
Ti accorgi in un momento:
Siamo soli... questa la realtà?
Ed una paura che... non passa mai
Angelo, prenditi cura di lei
Lei non sa vedere al di là di quello che da
E tutto il dolore
Che grida dal mondo
Diventa un rumore
Che scava, profondo...
Nel silenzio di una lacrima
Lei non sa vedere al di là di quello che da
E l'ingenuità parte di lei...
Che parte di me
venerdì 6 novembre 2009
I'm Still Here
Questa canzone è il tema del cartone Il Pianeta Del Tesoro. La versione italiana è cantata da Max Pezzali, ma questa, l'originale, è scritta e cantata da John Rzeznik (Goo Goo Dolls). Magica.
Iscriviti a:
Post (Atom)