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martedì 13 marzo 2007

Venghino gente, venghino

Prossimamente, su questi schermi, direttamente dal cervello, dalle dita e dalla scarsa vista di Zia Bradipy... produttore io, sempre io e solo io... l'Angolo dei Bambini (sorella, preparati). Pargoli assetati di storie, vampiri avidi di favolame, sofferenti d'insonnia di tutte le latitudini, preparatevi alla lettura. Voi che volete le storie della buonanotte, voi bramosi di intrecci senza fine e senza senso, voi che vivete solo per questo momento, in guardia. C'è già chi ha comprato un corso per imparare a leggere, chi ha prenotato le ferie e chi ancora sta già gettando il popcorn in pentola. Gli abbonamenti per l'adsl si impennano, le suocere vengono chiuse negli sgabuzzini senza pietà, gli analfabeti si suicidano a ripetizione, il Parlamento ha indetto Festa Nazionale, Bush sta pensando di smetter di bombardare pace in lungo e in largo, la Juve sta ritornando apposta in A, molte persone si stanno facendo la doccia, i cinema chiudono, Baricco aspetta di imparare qualcosa, molti fanno all'ammore 8perchè dopo non ne avranno il tempo), c'è qualcuno che fa scorte d'acqua, Simone sta cercando di capire come si accende il computer, Berlusca se ne sta già andando affanculo (ma su quest'ultima non ci giurerei... ci ho provato).


... tutti in attesa delle storie di Zia Bradipius...

sabato 24 febbraio 2007

Storie da messenger part.II

Una volta nel corridoio, la fiamma della candela comincio a tremare anch'essa di paura. Tutto buio, la nuda pietra che mandava sinistra bagliori, riflesso del moccolo che il piccolo Nicola stringeva tra le mani. Il silenzio era incrinato, di tanto in tanto, dallo squittìo di qualche animale e dalle urla dei rinchiusi nelle segrete. NIcola sapeva che poteva subire la stessa fine di quelle anime dannate. La maggior parte erano Testimoni di Geova; la casa di Nicola, infatti, era l'unica che invece di tener sbarrate le porte, le apriva. E la perdizione per i poveri malcapitati predicatori, era totale... LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CH'ENTRATE recitava la scritta sul citofono (non c'era il cognome, ma solo la simpatica frase)... le scritte sono lì per un motivo, mica così per imbrattare. Oltre i Testimoni, vagavano senza meta e senza speranza di riuscir più a veder il sole, due fruttivendoli che avevano portato frutta a domicilio (che errore), un passante che aveva chiesto dove fosse Via Roma, un amichetto di Nicola (a cui nel frattempo era spuntata la barba e che si dilettava onanisticamente parlando) che tanto tempo addietro era venuto a studiare, il Minotauro, svariati piazzisti, un assessore all'igiene che era venuto per vedere se fosse tutto in regola, il figlio di Dracula, la truope che avrebbe dovuto girare Le Vertià Nascoste2, dei bambini che erano venuti a recuperare un pallone, qualche gerarca nazista scampato a Norimberga e qualche altro essere di cui le origini sono tutt'ora sconosciute.


Il piccolo Nicola aveva intravisto qualcuno di questi derelitti, ma mai aveva avuto il coraggio di avvicinarsi (i fruttivendoli in particolare erano parecchio incazzosi)... ma la cerca perigliosa del bagno forse l'avrebbe portato a qualche brutto incontro. Era in programma, comunque...


Allora, 'sta storia ve piace? guardate che continua... se volete...

sabato 17 febbraio 2007

Storie da messenger

Mi stavano raccontando una storia (sempre Endi) su messenger, solo che l'hanno stoppata sul più bello...


"C'era una volta un bambino che aveva problemi ad andare in bagno, ma non perchè era stitico; perchè pensava che dalle fogne potesse uscire un mostro...


Questo quanto mi è stato detto... quasi quasi vado un pochino avanti io


"... infatti il bambino, che si chiamava Nicola, aveva una gran paura dei mostri. Ovviamente, si dovrebbe aggiungere. Il bimbo Nicola (che non era stitico, lo ricordiamo) infatti, abitava in un castello alto alto fin quasi al cielo, largo largo come 12 campi da calcio di Holly&Benji e nero nero come il colore nero. Quindi era normale aver paura di andare in bagno. Poteva perdersi lungo la strada. Poteva trovare il bagno ma non riuscire mai più a tornare in camera. Poteva finire in qualche sala delle torture che il papà gli aveva vietato di varcare.


Ma quella sera il bimbo Nicola doveva andare in bagno. La pipì reclamava la propria aria e di farla a letto come al solito non gli andava proprio. Cavolo, era grande, lui! Gliel'avrebbe fatta vedere al papà. Scese dal letto ed infilò le comode ciabattine in pelle umana a cui teneva tanto (pelle di boscaiolo lucchese, quindi rinomatissima); prese la candela, un rotolo di corda, l'ombrello (casomai piovesse), gli appunti di Elettrotecnica e partì alla volta del bagno..."


Per ora mi fermo qui. Se la curiosità ti lacera, lascia un commento e continuerò a raccontare. Io so cosa è successo al bambino Nicola. E tu?

giovedì 15 febbraio 2007

Mi sa che è andata così...

C'era una volta, poco tempo fa, una bambina vestita di rosso che si chiamava, appunto, Cappuccetto Rosso (probabilmente apparteneva ad una tribù indiana perchè sennò non si spiega 'sto nome... a proposito, ma se Rosso è il cognome, cosa che ci può pure stare, che caxxo di nome è Cappuccetto?). La mamma un giorno la chiamo: "Bambocciaaaa... Figliaaaaa... Ragazzuolaaaaa..... Cappuccetto......"; la piccola si presentò allora con il suo bel vestitno da pompiere ed un sorriso grande così. "Che c'è, mamma?" disse. E la madre: "Vai da nonna e portale questo cestino". "Mamma, ma non potrebbe imparare a cucinare la nonna? Abita dall'altra parte della città, poi... perchè devo andare sempre io? Dopo devo uscire con Jimmy!". "Ah, ora si chiama Jimmy... ma chi? Il povero de Il Principe E Il Povero? Sulla vespa con quello non ci vai... Orsù, sbrigati, vai da nonna... e non dimenticarti di farti dare la pensioneeeeee"

sabato 30 settembre 2006

Strano ma vero

Quando hai perso l'anima, cos'altro puoi perdere? Credo, sia tutto finito lì. Non hai più niente. Ed, intendo, ad ogni livello... E' lo spirito che sostiene il corpo, che è sempre un pò più forte; ed alle volte si ci trova in situazioni, davanti a scelte che richiedono un bilancio, uno scavar dentro a trovare le ragioni profonde. Ecco, tutto questo per segnalare una storia, una piccola storia che però mi ha colpito. Il sogno di qualunque ragazzino, ragazzo, adulto ed anzianotto. Raggiunto. Capito. Salutato senza rimpianti. Qui.

martedì 1 agosto 2006

Breve Storia #2

Si svegliò. Era tardi per tutto, era presto, invero, per lei stessa. Guardò il soffitto, bianco non uniforme; la vernice in qualche punto scrostata lasciava ferita la superficie. Sul grande letto le lenzuola non v'erano più, scalciate lontano. Il sole entrava in silenzio nella camera, filtrando dalle persiane verde scuro. Lei, lì, assaporava i raggi caldi e immaginava la vita fuori, piena di energia.


Si alzò e la prima azione di quel giorno fu ignorare il trillo insistente del telefono. Sicuramente la cercavano dall'ufficio. Non aveva alcuna intenzione neanche di inventare una scusa. Sarebbe stata irreperibile, eterea come il vento e leggera come una piuma, finalmente libera da quelle catene di smog e di etichetta imposte, senza dover guardare adorante un uomo che non lo meritava, senza più dover dire "sì, certo, come dice lei", senza dover parlare per frasi fatte e dette e chissà cos'altro. Almeno per quel giorno.


Sapeva cosa doveva fare. Uscire. E raggiungere Via delle Rose, all'angolo.

lunedì 24 luglio 2006

Breve storia

Un giorno si alzò dal letto, guardò la sveglia che ancora doveva suonare e disse:<<Driiin>>.


Poi la spense e continuò a dormire, affogando nel sonno tutte le scadenze della giornata e della vita. Sarebbe arrivata in ritardo sul lavoro. Non avrebbe visto Marco a pranzo, ormai una tassa sulla felicità. Niente caffè e sigaretta. Niente shopping.


Pensò, con quella parte di cervello ancora ancorata alla presunta e pressante realtà, nelle pieghe del riposo. Oggi vivrò davvero.

martedì 25 aprile 2006

Quel bambino, Libero, nacque sessantuno anni or sono, tra stenti ed ogni sorta di difficoltà. Era un dono sceso dal cielo, perchè mamma e papà proprio non ci riuscivano. Sembrava, per loro, ormai tutto perduto. Ma arrivò e tutta la famiglia gioì. Certo, un tempo bastava poco. Bastava essere vivi per sentirsi vivi. E tutto ciò che contava era stare insieme, guardarsi negli occhi, parlare, discutere, anche alzare la voce. Ma tutto tornava a posto, specialmente quando quel piccolo scricciolo faceva "nghe nghe", quando sorrideva, quando stringeva i pugnetti e li alzava al cielo.


Più cresceva e più diventava bello e forte. Colpiva, in lui, lo sguardo deciso; stupiva poi la memoria. Ricordava tutto. Mentre tutto cambiava e tutti mutavano in pensieri e parole, lui era lì, come monito perenne. Certo, come tutti cominciava ad amare, a sentire canzoni mai udite, a vestirsi come nei film - ah, i film per la prima volta in casa - a studiare... ma ricordava  i discorsi di papà e tutte le storie del nonno, storie buie e tenebrose, piene di signori alti e con grandi baffi. E sapeva ancora avere paura, seppur grande. Cominciava a capire.


Passarono gli anni e da ragazzo ad uomo non fu breve, come al solito si dice. Ci furono fatti a stamparsi indelebilmente in quel meccanismo perfetto del suo cervello. Storie di sangue, brutte storie, di diritti e doveri, di occupazioni, di minigonne e di concerti impossibili solo ad immaginare. E tante parole nuove e strumenti e cose incredibili oltre ogni dire. Vedeva sogni tramutarsi in realtà e diventare normalità nel giro di stagioni. Non capiva tutto ciò. Ricordava i sacrifici, le illusioni e tutte le parole spese da più parti.


Divenne marito, padre e nonno. Ed oggi, sentirsi dire vecchio.


E Libero giù a sorridere. Sempre sorridere. Perchè sapeva di aver lasciato un graffio; e chi lascia un segno, seppur vecchio nel fisico, nello spirito rimane. Vivo.