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giovedì 4 maggio 2006

Credo di essere grave. C'e' qualcosa che non va in me ed in particolare nella mia scatoletta cranica. Ho tanto da studiare ma attendo. Sono davanti al computer, qui all'universita', senza neanche sapere bene cosa fare. Come detto, aspetto. Chi? Ma ovviamente Andy... dobbiamo ammazzarci a Puzzle Bobble. E' un gioco, ho scoperto, che da' dipendenza. Non pensi ad altro, in ogni momento ed in ogni luogo. Il mio avversario, ormai storico, dovrebbe arrivare a momenti... ed io mi struggo e mi distruggo nell'assenza di palline colorate. E' un gioco quasi filosofico, in cui vince chi ha piu' pazienza, per prima cosa, e che non si lascia scoraggiare dagli inevitabili insuccessi. I passi da fare possono essere piccoli o si puo' rischiare. Ed il rischio e' alto. Infatti cio' che la vita ti presenta non e' sempre il colore che vorresti; sta a te intersecarlo bene in vista del futuro.

sabato 22 aprile 2006

Succede, certe volte, di uscire con gli amici; arrivano le risate e giunge anche il sonno. Succede di salutarsi tutti e ad ognuno di salire sulla propria auto, verso casa, il letto e Morfeo. Succede. E capita, talvolta, di parcheggiare sotto casa, di guardare fuori un normalissimo scorcio di urbanità addormentata e silenziosa, di appoggiare la testa all'indietro sullo schienale e di lasciarsi andare ai pensieri. Il sonno sparisce e cominci a respirare del vento che vedi attraverso i vetri muovere i rami di un albero. Lentamente, lentamente, lentamente. E nulla ti distoglie, perchè nesssuno passa ed ogni suono ha il pudore dell'assenza, nulla prova ad incrinare e deturpare questo quadro perfetto. Tutto in un angolo muto di città. E allora, tiri su l'ultimo respiro che scende fino ai polmoni, si allarga e ti fa aprire la porta. Piede a terra su quest'asfalto che con la Natura nulla ha a che fare. E ti giri e solo cemento è. Cemento e metallo e odori strani, sentiti sempre ma oggi come la prima volta percepiti. Profondamente alieni. Quindi prendi le chiavi, le rigiri tra le mani, le guardi e continui a pensare a come sarebbe se tutto non ci fosse, se si tornasse a quando il mondo era un'equazione semplice, mangiare e dormire. E amare. Pensando a quegli amori che duravano e che guardavano figli crescere, quando si insegnava ad un nipote, quei tempi in cui si guidavano le anime e dove il camino era la televisione. E con questi pensieri salire le scale, ed entrare in casa. Tutto tace. Quattro respiri all'unisono e tanti sogni, alcuni densi di preoccupazione, altri di giochi e altri ancora di musica. Poi guardi le facce, quelle vere perchè nel sonno sei sempre quello che realmente sei. E finalmente ritrovarti nel tuo posto nel mondo.

martedì 18 aprile 2006

Oggi ci sono rabbia ed incredulità qui a farmi compagnia davanti allo schermo. Intanto ascolto "Le Scarpe" di Federico Salvatore (sentitelo, potreste rimanerne sorpresi). Ma tra i due sentimenti è preponderante la rabbia, brutta bestia che ben raramente mi capita di incontrare. Il tutto per errori di valutazione e fraintendimenti. Non ne parlerò, ovviamente, perchè di nessun interesse. Ma scrivo e sfogo. Sì, proprio così. Girando tanti pensieri, alcuni felici, altri meno, e le gambe svuotate da questa lunghissima Pasquetta reclamano il proprio riposo. La mente è d'altro parere in quanto attiva come al solito; forse di più. Ma anche la rabbia serve per crescere, per sentirsi vivi in altra maniera.

martedì 11 aprile 2006

Uno strano martedì

Di solito il martedì è il giorno riservato (volevo dire deputato ma meglio di no) al fantacalcio; numeri certi, sicuramente soggettivi, ma certi. Basta prendere il giornale, dare un'occhiata e fare due conti. Inoltre gli exit poll (ossia le impressioni che ti danno i giocatori per come hanno condotto le proprie partite) rispecchiano abbastanza fedelmente i dati reali. Poi, c'è chi vince e chi perde. E via con le discussioni, soprattutto quando il margine è poco. Ma ci sono regole ormai affermate che non vengono cambiate ogni anno per favorire qualcuno. L'ammonizione è -0.5 così come il goal è +3. Non credo sarebbe giusto portare le ammonizioni per i campioni alla Del Piero a -1.5 e i goal di Parravicini (senza offesa) a +4.


Non lo so, è uno strano martedì. Non sento intorno certezze, non colgo sguardi fermi o braccia salde alle quali affidarmi.

giovedì 2 marzo 2006

Noncuranza

A volte basta alzare le spalle per far sparire i problemi. A volte, invece, no. E questi errori, si pagano cari. New Orleans, patria del jazz e dei bordelli, dei neri e delle navi. Ho visto in tv l'altro giorno, il suo Carnevale. C'erano maschere e colori. Ma gli occhi delle persone erano svuotati. Letteralmente. C'e' da ricostruire, da rinascere. Ed una parentesi come quella riesce solo a spiegare cio' che da tutto il mondo e' stato dimenticato.

1 minuto per illudere

Un minuto. 1. Che sarebbero 60 secondi. Tanto? Poco? Dipende dai punti di vista, dal contesto, dalle parole e dalle immagini al contorno. In un minuto non si può spiegare la Trasformata di Fourier ma puoi fare più di una partita a tris. In una sessantina di secondi puoi controllare l'e-mail ma non puoi masterizzare un cd. Puoi correre per un minuto ma non percorrere due chilometri. Puoi ingannare ma, di solito, non dire la verità a meno che essa non sia composta da due piccolissime e sofferte parole. Ed il tutto è sempre molto sottile, il confine è invisibile; non bisogna guardare ma osservare. E pensare. E ragionare. E ponderare. E riflettere. E cercare, documentarsi, chiedere, parlare, domandare. Tornare a pensare. Tornare a pensare. Tornare a pensare